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La Finlandia: nazione eroica d’Europa

Original title: “Finland: Europe’s Hero Nation” © Richard D. Lewis 1997
Translation from English: Raffaello Tesi (2004, last revision 2009)
Published with the permission of the copyright holder

6 dicembre 1997 – Celebrazione degli 80 anni d’indipendenza della Finlandia

Le nazioni giovani sono orgogliose, coscienziose ed energetiche. I loro leader iniziano cercando di fare le cose per bene, con un rinfrescante impeto di diligenza e moralità che è stato ben conservato nella terra finlandese.

La Finlandia è un eccezionale esempio di nazione eroica, che ha la possibilità di mostrare al mondo un operato praticamente senza macchia sia nei rapporti locali che in quelli internazionali. Le storiche conquiste di questo Paese non hanno rivali su una simile scala temporale.

Dai contadini alla presidenza

Nel 1917 la Finlandia era principalmente una nazione di contadini, allevatori e piccoli proprietari terrieri senza riconoscimento sociale; un granducato, avamposto ai margini dell’immenso Impero russo.

Così come i loro antenati avevano fatto per secoli, la stragrande maggioranza dei finlandesi lavorava la terra, in gran parte proprietà di una minoranza di lingua svedese; le promettenti industrie della nazione erano state fondate da scozzesi, norvegesi, tedeschi e altri stranieri.

Per lunghi periodi nella storia della Finlandia, i contadini erano stati al servizio di eserciti stranieri – principalmente quello svedese e quello russo – dove si erano distinti per valore e tenacia. Per quanto lontano nel tempo gli europei possano ricordare, queste brulle e ampie distese di foreste e laghi hanno fatto parte di una nazione spartita da altri Stati, di cui i finlandesi erano stati i giovani partner, usando francobolli di altri popoli e giurando fedeltà a corone straniere.

Lingua e clima

Sebbene la Finlandia non fosse uno Stato, era già una nazione, e lo era stata per molto tempo. La maggior parte dei Paesi possono datare la loro indipendenza con una certa accuratezza, ma l’emergere di una propria coscienza nazionale è un fenomeno molto più nebuloso.

La cultura di una persona deriva principalmente da quattro fattori: la lingua, il clima, la religione e la storia. Gli ultimi due fattori danno una qualche possibilità di scelta, ma l’influenza della lingua e del clima restano gli aspetti fondamentali che definiscono marcatamente un gruppo culturale.

L’importanza della lingua finlandese non può essere sovrastimata: essa è stata un irresistibile fattore unificante di coloro che la parlavano, nello splendente isolamento del nord. Il finlandese non è un ordinario veicolo di comunicazione come lo svedese o l’indonesiano. La sua abbondanza di vocali e la sua scorrevolezza possono ricordare a un primo acchito l’italiano ma, ascoltandola attentamente, si può notare il vibrante nerbo sottostante, assente nelle lingue del sud, e neppure vicino alla rozza e forte lingua germanica. L’impressionante lunghezza del suo reggimento di nomi e aggettivi, la musicalità delle sue coordinate desinenze, l’ondulata sonorità delle sue frasi involute sono tutte pennellate dell’anima artistica e tenace di un popolo che viene da lontano.

La lingua contiene in sé il fruscio delle foreste di conifere e il turbinio delle correnti artiche, che ritroviamo nella musica di Sibelius, nella solitudine e nella fredda malinconia dei laghi del nord, nel rinvigorente errare per le steppe dell’Asia centrale, nella vitalità e perseveranza degli avventurosi e tenaci pionieri. Ascoltare le risolute armoniche di questa agile lingua asiatica non lascia dubbi alla seguente dichiarazione: “Noi finlandesi viviamo quassù del nord con voi come vicini; può essere che ci piacciate e che ci troviamo bene insieme, ma potete chiaramente vedere e udire che noi siamo diversi. Abbiamo la nostra lingua e letteratura, folklore, arte ed estetica, musica e senso delle forme e dei colori, in breve una visione del mondo unica”. Un messaggio implacabile come il clima e l’ambiente finlandesi.

Queste latitudini producono persone imperturbabili, vigorose, dinamiche, con una straordinaria fiducia in se stessi e istinto di sopravvivenza. I sopravvissuti artici devono avere capacità di resistenza, coraggio, indipendenza e inventiva. Fra tutti i popoli del mondo solo i finlandesi si sono stabiliti, con una popolazione di cinque milioni di persone, su una terra interamente al di sopra del 60º parallelo settentrionale.

La Finlandia in Europa

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonostante il suo isolamento geografico e il legame con la Russia, la Finlandia aveva vedute sorprendentemente internazionali. Dal 1890 sino all’indipendenza del 1917, la regione del Baltico orientale era una delle aree più internazionali del mondo. Helsinki, Viipuri e San Pietroburgo erano centri vitali di eccellenza artistica e onnipresente multilinguismo. Le stesse Oulu e Tampere erano città bilingue e a Viipuri molte persone conoscevano addirittura quattro lingue.

Nel 1900 il numero di persone che parlavano lingue diverse dal finlandese e lo svedese superava il numero della minoranza di lingua svedese. Stranieri avevano grandemente contribuito in precedenza allo sviluppo dell’industria finlandese, così come il nome di molti prodotti nazionali testimonia – Fazer (tedesca), Hackman (tedesca), Finlayson (scozzese), Gutzeit (norvegese), Sinebrychoff (tedesca di San Pietroburgo). L’industria casearia finlandese fu fondata da maestri svizzeri, e furono stranieri i costruttori del fulcro dell’industria metallurgica finlandese. L’inno nazionale della Finlandia fu composto da Fredrik Pacius, tedesco, che trascorse la maggior parte della sua vita a Helsinki.

Indipendenza

Quando l’occasione di rivendicare l’indipendenza si presentò, i finlandesi la colsero al volo, in modo rapido ed efficiente: riconobbero il proprio momento storico e furono fortunati con la loro leadership del tempo.

I finlandesi riuscirono a fondare il più velocemente possibile uno Stato moderno, basato sull’eguaglianza e la libertà. Il fervore nazionalista fu alto, ma lo sciovinismo arrogante non ha mai fatto parte della storia della Finlandia. Il loro comportamento nei confronti della minoranza di lingua svedese (il sei per cento al giorno d’oggi) fu scrupolosamente onesto.

La lingua svedese, insieme a quella finlandese, è lingua ufficiale, e gli Svedesi di Finlandia (che si sentono finlandesi, non svedesi) hanno il loro partito politico, i loro quotidiani ed eguali diritti. Per venti anni (1919-1939) il progresso della Finlandia fu costante, talvolta spettacolare. Seguirono molti trionfi atletici – particolarmente alle Olimpiadi del 1936. Una lunga schiera di atleti divenne famosa nel mondo, da Paavo Nurmi negli anni Venti a Lasse Virén negli anni Settanta. Alle donne fu dato il diritto di voto sin dal 1919, favorendo il fiorire di una democrazia genuina.

Sibelius, Kajanus, Saarinen, Järnefelt, Gallen-Kallela e Alvar Aalto assicurarono la rappresentanza della nazione ai più alti livelli artistici; un’intelligente gestione della foresta finlandese e di altre risorse portò ad un rapido miglioramento dello standard di vita.

La seconda guerra mondiale fu uno shock crudele e una severa battuta d’arresto per la giovane nazione; ma anche la sconfitta fu una vittoria, poiché l’indipendenza fu mantenuta e il successivo destino di dieci nazioni dell’Est europeo servì ad enfatizzare la buona sorte della Finlandia, grazie anche alla sua determinazione nel lottare fino alla fine per ciò in cui credeva.

Dopo la guerra, la saga continuò. L’impresa della Finlandia nel ricollocare nello spazio di pochi mesi i 400.000 profughi careliani fu largamente ignorato dal resto del mondo. La nazione piegata dalla guerra si prefissò immediatamente il compito di pagare gli ingiusti risarcimenti di guerra all’Unione Sovietica – risarcimenti che vennero saldati per intero alla data prefissata.

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono difficili per l’economia, avendo la Finlandia povere relazioni nella famiglia dei Paesi nordici. Ma l’assiduità della nazione alla fine trionfò: in primis la Finlandia sorpassò la Svezia negli investimenti esteri e successivamente vide prosperare un boom economico per dieci anni a partire dal 1978. Una società pulita, salva dal crimine e dalla povertà, entrò nella lista delle dieci nazioni più benestanti del mondo nei primi anni Ottanta. E senza rovinare l’ambiente.

Ingresso nell’Unione europea

Se gli anni dal 1917 al 1970 testimoniarono il consolidamento dell’identità nazionale finlandese, avente come corollario una diminuzione del coinvolgimento negli affari internazionali, gli anni Settanta e Ottanta videro il risveglio dell’identità europea del Paese, nel momento in cui grandi aziende come Kone e Nokia vennero internazionalizzate.

Fu solo una questione di tempo prima che la Comunità Europea guardasse a nord verso i Paesi nordici come nuovi, fidati membri. Un nuovo momento storico fece capolino, e ancora una volta i finlandesi lo colsero più rapidamente e risolutivamente dei vicini svedesi.

La Finlandia non stava entrando in Europa, ci stava rientrando. I finlandesi, sebbene di probabili origini asiatiche, pensano come europei, e molte delle loro istituzioni sociali vennero importate insieme al luteranesimo dalla Svezia e dall’ovest. I finlandesi sono europei allo stesso modo dei danesi o degli svedesi e possibilmente più degli spagnoli o anche dei britannici.

Gli schemi comunicativi dei finlandesi sono asiatici, ma i loro valori sono occidentali, liberali, europei. Sarebbe sbagliato per i finlandesi o per altri di pensare alla Finlandia e alla Svezia come “giovani ragazzi” in Europa: “figlioli prodighi” potrebbe essere una migliore descrizione. La cultura finlandese e svedese danno un vero equilibrio europeo all’Unione. Sono qualità che dovrebbero essere benvenute, possibilmente emulate – certamente non sminuite o compromesse.

La presidenza finlandese dell’Unione europea

Nel 1999, la Finlandia acquisirà un nuovo livello di coinvolgimento negli affari europei nel momento in cui assumerà la presidenza dell’Unione europea. Questa è una sfida che potrebbe intimidire una giovane nazione: la presidenza può fissare priorità politiche per l’Unione. Il suo consenso può essere costruttivo o distruttivo: rappresenta l’Unione al mondo esterno.

È di grande importanza per la Finlandia che la presidenza attiri prestigio verso lo Stato membro che la esercita. Ogni presidenza ha il suo stile proprio, ovviamente inseparabile dall’identità nazionale. Gli italiani, per esempio, nella loro ultima presidenza si prefissero una tipica agenda magniloquente piena di buone intenzioni – portare stabilità nei Balcani, promuovere la pace nel Medio Oriente e creare lavoro in Europa. È ciò che ognuno si sarebbe aspettato da loro.

Altre nazioni hanno invece un approccio più pragmatico, meno idealista. I finlandesi e gli svedesi devono puntare ad un ruolo positivo. Questo sarà sviluppato nei prossimi tre-quattro anni: l’immagine finlandese potrebbe avere a che fare con la sincerità, il senso comune, la concisione, la calma e l’imparzialità, senza menzionare una limpida reputazione di relazioni internazionali.

Il comunicatore finlandese – punti forti e deboli

Si è molto scritto sulla debolezza della Finlandia nelle situazioni di comunicazione internazionale, e ciò non è un mito. I finlandesi appaiono spesso riluttanti comunicatori e talvolta falliscono nel creare l’impatto richiesto quando parlano; ma hanno certamente potenzialità nascoste in quest’area, e molto spesso non si rendono conto di averle.

I punti di forza dei finlandesi si fondano sui loro valori e sul loro codice comportamentale, non sulla loro espressività. Il dilemma dei finlandesi è di avere valori europei occidentali nascosti in uno stile di comunicazione asiatico: questi due fattori sono in un certo senso incompatibili. I valori europei sono determinati, logici, spesso hegeliani. Specialmente nel nord Europa si tende a vedere in “bianco e nero”. I valori asiatici sono meno secchi e spigolosi, più ambigui e malleabili. Lo schema di comunicazione asiatico – esitante, rispettoso, ambivalente, sempre controllato – è un mezzo ammirabile nelle nazioni orientali; in Finlandia è un punto a sfavore.

Europa occidentale
Stati Uniti
Finlandesi Asiatici
democrazia democrazia gerarchie
autodeterminazione autodeterminazione fatalismo
parità per le donne parità per le donne uomo-prevalente
etica di lavoro etica di lavoro etica di lavoro
diritti umani diritti umani diseguaglianza
ecologia ecologia sfruttamento dell’ambiente
estroverso introverso introverso
energico modesto modesto
vivace quieto quieto
pensa a voce alta pensa in silenzio pensa in silenzio
interrompe non interrompe non interrompe
loquace diffida dei grandi parlatori diffida dei grandi parlatori
non piace il silenzio usa il silenzio usa il silenzio
verità prima della diplomazia verità prima della diplomazia diplomazia prima della verità
manifesto linguaggio corporeo poco linguaggio corporeo poco linguaggio corporeo
I valori finlandesi Il dilemma della comunicazione

Le donne finlandesi

Le donne finlandesi, oltre a possedere i punti di forza descritti sopra, sono anche più comunicative degli uomini. Quando in Finlandia è una donna a sedere sulla poltrona del capo, i seguenti fattori devono essere sempre tenuti in mente:

  • La parità dei sessi è una realtà che funziona
  • Il livello di educazione delle donne finlandesi compete o supera quello di altre nazioni
  • Le donne finlandesi sono comunicative, esploratorie, dotate di un approccio diretto
  • Una certa emozionalità da parte delle donne finlandesi può significare un’alta sensibilità ai messaggi e alla capacità di leggerli. Questo può risultare in molti casi in un approccio più olistico, concettualmente più totalizzante
  • Alcune nazionalità, per esempio italiana, portoghese, possibilmente svedese, trovano talvolta più facile stabilire un rapporto con una donna finlandese rispetto a un uomo.

Non c’è dubbio che le donne finlandesi giocheranno un ruolo importante nelle relazioni europee.

Come avvicinare un finlandese

Il miglior punto di partenza è avere ben chiaro in mente che il finlandese è una persona formidabile. Il comportamento lento, reticente ed evidentemente ritroso, come viene spesso descritto ad esempio da svedesi, tedeschi e francesi, non è altro che una maschera illusoria che nasconde un individuo veramente moderno. Più si ha a che fare con i finlandesi, più ci si rende conto che sono in realtà dei perfezionisti. Si sottomettono educatamente all’intelligenza e affabilità altrui, quando in realtà sono spesso loro a primeggiare, in modo discreto ma efficace.

I modesti partner finlandesi, così complementari rispetto agli attributi di altre nazionalità, risultano invece essere spesso tecnocrati altamente qualificati con risorse molto solide. Il loro ufficio, macchina e vestiti possono essere di qualità migliore di altri, la loro casa sicuramente lo è. Possiedono uno standard non plus ultra di pulizia, onestà, capacità di resistenza, abilità tecnica, affidabilità, igiene, sicurezza ed educazione.

In Finlandia si può bere l’acqua direttamente dal rubinetto, i dottori sanno come curarti quando sei malato, gli autobus, i treni e gli aeroplani partono in orario, e non ci sono uragani. I quotidiani sono stampati su carta di buona qualità e l’inchiostro non si attacca alle dita [...]. Il latte e il caffè finlandese sono tra migliori al mondo. Il cibo è sano, la società solidale.

Tedeschi, olandesi, svizzeri e altri popoli spesso parlano di quanto sono uniti, ma i finlandesi possiedono una tale solidità che traspare immediatamente quando si ha a che fare con loro. I finlandesi cercano ovviamente solidità anche negli altri: descrivi pertanto i successi della tua cultura sempre con un tono modesto. Lavori di basso profilo vanno per la maggiore con i finlandesi. Non ti vantare. Quando hai finito il tuo discorso non ti aspettare nessuna replica: stanno pensando a quello che hai detto. I finlandesi non pensano e parlano allo stesso tempo.

Goditi il silenzio – poche persone ti concedono questo lusso. Considera il silenzio come una pausa positiva in cui potersi rilassare. Vai in sauna e beviti un drink. Quando lavori con i finlandesi dovresti provare a pianificare traguardi precisi, definire obiettivi e fare appello alle risorse interiori degli individui: tutto questo è fondamentale per raggiungere l’obiettivo prefissato grazie al loro lavoro.

Ai finlandesi piace dimostrare la loro capacità di resistenza in compiti solitari – gli sportivi difatti eccellono in gare come la corsa di fondo, lo sci e il rally. Una persona d’affari finlandese esige di capire bene qual è la propria responsabilità e la propria autorità: non vuole l’una senza l’altra, e l’autodisciplina è assunta a priori. Ai finlandesi non piace essere diretti da troppo vicino: preferiscono venire da te con i risultati finali. Ascolta bene i finlandesi, perché se hanno qualcosa da dirti, spesso è qualcosa che vale la pena ascoltare.

Presta attenzione al loro sottile linguaggio corporeo: non ne hanno altri. Non occorre lodare esageratamente, ma avere carisma è ben accetto. I quotidiani finlandesi sono tra i migliori e i più obiettivi al mondo, per cui probabilmente loro sono più informati su numerosi eventi di quanto lo sia tu.

Mostra vivo interesse nella loro cultura – in ogni caso è gratificante. Metti in chiaro di sapere che la Finlandia e i prodotti finlandesi sono altamente tecnologici. Se dirigi finlandesi, ricorda che essi hanno un’alta dignità e armonia interiore che si oppongono al supporto per il lavoro di gruppo. A loro piace l’idea di centri di profitto e responsabilità. Possono talvolta essere lenti a prendere una decisione ma, nel momento in cui è stata presa, difficilmente verrà cambiata.

Ricorda infine che i finlandesi sono molto asciutti (anche questa qualità ha i suoi aspetti positivi). Si racconta di una volta in cui il grande compositore finlandese Jean Sibelius – a cui occasionalmente piaceva andare a fare bisboccia con altri intellettuali anche per tre o quattro giorni – ricevette una telefonata dalla sofferente moglie che gli chiedeva una previsione di quando sarebbe tornato a casa. “Mia cara”, rispose, “io sono un compositore. Sono coinvolto nel business di comporre musica, non di fare previsioni”.

The original version appeared in “Cross Culture Letter to International Managers” © Richard D. Lewis 1997, and published by the Institute of Cross Cultural Communication. More information at http://www.crossculture.com (http://www NULL.crossculture NULL.com)